Vero
, sì sono l'altra, quella che non capisce niente di pc e che, a parere di molti, emette vibrazioni negative per cui ogni mezzo tecnologico si "impalla" al mio arrivo, per questo, un pò per pigrizia un pò per divieto, non scrivo spesso su questo blog.
) e che oggi ha passato tutta la giornata ha scaricare le sigle dei suoi cartoni animati preferiti, (poi sono diventate le sigle di TUTTI i cartoni conosciuti..) questo al posto di fare una delle 100 cose necessarie in vista di: inizio sessione esami (si spera l'ultima), inizio lavoro a scuola e in palestra, trasloco nella nuova casa (esattamente sopra la casamessicana) tutta ancora da arredare e sprovviste di piantina e misure..
Anche se non ci siamo mai andate (lo so amore, tu ci volevi andare, è colpa mia!) mi sembra il minimo postare questa mail che mi è arrivata oggi...
Le donne sono ancora vittima di discriminazione. Il Pixelle
è un circolo arci giovane, che ha dato spazio alle
iniziative delle donne. Aperto da 5 socie che con l'aiuto di
molte altre, hanno trasformato un grigio capannone
industriale in un luogo accogliente e piacevole. Concerti,
teatro, cineforum e tanto altro..
Ora "lo sfratto", senza preavviso, senza possibilità di
dialogo, e con l'accusa di essere un locale "equivoco".
Un locale spesso attaccato che non ha mai avuto lo spazio
mediatico per esporre il proprio punto di vista.
Ma questa diaspora delle donne ha il sapore amaro della
discriminazione.
Se volete scrivere un vostro commento o un messaggio di
sostegno, spedite una mail a:
info@pixelle.it
lo pubblicheremo sul sito al più presto.
Grazie a tutti e a tutte per aver fatto del Pixelle un posto
diverso e speciale
Lettera di Pixelle alle redazione de "Il Mattino di
Padova", 5 agosto 2007.
Spett.le Redazione,
con la presente il direttivo dell'associazione Pixelle
desidera esporre il proprio punto di vista sulla questione
del nostro "trasloco" dalla zona industriale come
esposta dall'articolo de "Il Mattino" del 3 agosto
2007, pessimamente titolato "lesbiche sfrattate".
Desideriamo inoltre ribattere alle osservazioni fatte in
merito dal consorzio ZIP e in particolare dalla signora
Monica Manto.
La prima osservazione da fare rispetto alle dichiarazioni
del consorzio è che il nostro sfratto dall'interporto
non sia motivato dall'incompatibilità tra la
destinazione d'uso economico della ZIP e il tipo di
attività della nostra associazione, quanto piuttosto dal
fatto che queste attività siano destinate ad un pubblico
in parte lesbico. Non si capisce altrimenti il riferimento
fatto dalla signora Manto agli " equivoci" che, secondo
le sue informazioni, il Pixelle avrebbe generato.
A noi pare che il consorzio ZIP non sia a conoscenza delle
attività del Pixelle. Siamo un circolo Arci nato
dall'esigenza di coniugare l'impegno ed il divertimento
per un pubblico prevalentemente femminile, anche
omosessuale, che non trova spazi in altri contesti. Il
Pixelle offre servizi di carattere ludico e ricreativo,
simili a quelli offerti da attività di natura strettamente
commerciale ed economica. Da questo punto di vista, pensiamo
che le proposte del circolo siano compatibili con il tipo di
attività indicate dal consorzio ZIP. Vorremmo anche
invitare a riflettere sul fatto che locali come questo non
trovano ormai più spazio in città, a causa degli affitti
proibitivi e delle proteste cittadine contro i rumori. Ma
anche, e in maniera solo apparentemente provocatoria, sul
fatto che il Pixelle abbia funzionato come dopo-lavoro per
donne e lesbiche impiegate all'interporto.
Inoltre il Pixelle ospita un'associazione - il circolo
Drasticamente - che attraverso il nostro circolo ha
trovato una sede - mai concessa dal comune - e riesce a
finanziare le proprie attività. Con il Drasticamente,
Centro Universitario Cinematografico, Abracalam e tante
altre associazioni abbiamo organizzato una serie di proposte
culturali e ricreative quali presentazioni di libri,
rassegne cinematografiche, spettacoli teatrali e mostre
d'arte. E non uno degli ospiti ha trovato alcunchè di
equivoco. Non sono, quindi, le iniziative svolte a
distinguerci da altre attività culturali presenti
nell'area. Anzi: sosteniamo che il Pixelle si inquadri
bene in quelle azioni di tipo sociale che il consorzio ha
comunque avviato (ad esempio, il progetto per la costruzione
di un asilo nido e di una scuola materna o la concessione di
uno spazio a TeatroContinuo).
Questi tipi di eventi, molto seguiti dalle nostre socie e
soci, passano all'indifferenza dell'opinione pubblica,
mentre ha ricevuto un'attenzione enorme e francamente
spropositata l'incidente dello scorso marzo. Non
desideriamo minimizzare la gravità dell'accaduto o
giustificare alcun tipo di violenza, ma non possiamo tacere
l'uso strumentale e sensazionalistico che si è fatto di
questa notizia, e sottolineiamo ancora che l'incidente è
avvenuto fuori dal Pixelle e durante l'orario di chiusura.
Ricordiamo inoltre che si è trattato di un episodio
isolato e non di "episodi di risse", in quanto anche la
vigilanza del locale è stata innalzata senza mai trovare
comunque necessità di intervento.
Riteniamo che il consorzio ZIP abbia agito mosso da
pregiudizi piuttosto che per salvaguardare la destinazione
d'uso della ZIP. Tanto più in un momento nel quale si
sta ri-discutendo la destinazione d'uso di tutta l'area
nell'ottica di una transizione - peraltro già
sperimentata in molte altre aree urbane - dall'industria
ai servizi, specialmente quelli diretti verso il turismo e
il divertimento. Area nella quale riteniamo che il Pixelle
possa essere incluso.
Il consorzio dice di voler presto prendere provvedimenti
contro altre attività non in linea con la destinazione
d'uso della ZIP. Non ci crediamo, e continuiamo a
chiederci perché prendersela con l'ultima arrivata, e in
modo tanto sbrigativo senza aver tentato almeno di
interloquire.
Siamo costrette ad una fuga dalla ZIP per una decisione del
consorzio che, per quanto diretta al proprietario
dell'immobile da noi affittato, ricade esclusivamente su
di noi senza che nessuno, inclusa la signora Manto, abbia
pensato al danno che ci arreca e alla funzione che noi
svolgiamo. I metodi indegni e sbrigativi con i quali siamo
state cacciate si giustificano solo con un intento
discriminatorio che vogliamo chiaramente denunciare dalle
pagine di questo giornale.
Ci amareggia dover controbattere coi bagagli già sulle
spalle a una polemica che noi non avremmo sollevato. Ma i
toni usati in articoli apparsi sulle pagine dei giornali
locali ci impongono questa puntualizzazione. Amareggia
ancora di più osservare che dai tempi di Platone nulla è
cambiato e che "i più non si accorgono di non conoscere
l'essenza della cosa di cui si tratta". L'essenza del
Pixelle rimane ormai preziosa eredità di chi ha avuto la
capacità di avvicinarsi senza pregiudizi.
Il direttivo del Circolo Arci Pixelle.